FILOSOFI
IMMAGINAR J
DRAMMA PER MV S I C A
DA RAPPRESE NT ARSI
EL RE AL TEATRO DEL EONDO
DI SEPARAZIONE.
DEDICATO
aLL A MAESTÀ4
ER DIN ANDO IV.
Nostro amatissimo Sovrano.
V NAPOLI MDCCLXXXVllt
Con licenza di Superiori K
S. R. Mi
SIGNORE.
'QE il Dramma oiocofo,
O che fi efpone prefente-*
niente fulle Scene di qvre^
flo Voftro Real Teatro del
^Fondo , ed ha per titolo
/ Filofqfi immaginari , farà
fclem ente mente accolto da
V..M. , andremo-noi faftofi
A 2 aver
d'aver potuto contribuire
a folle vare Y animo voftro;
dalle paterne cure, che vi
coftano quefii Felici Regni,
ed ardiremo fperare , che
fiano benignamente da Voi «
graditi gli omaggi della do-
vuta totale fommiffione ,
con cui abbiamo Y alto
onore di raffegnarci,
ji
Umìlifs. e "Devonfs. Vajfallì.
1 Cavalieri Intereifati,
]
ZUMA «m
Ballo Eroico in cinque arti
Compofto , e diretto
DA£ SIG. GIAMBATTISTA GIANNINI.
A R G O M E N T O.
TRa le leggi , che troppo barbar» rendeP
vano la condizione delle Peruviane dna-;
selle , una ve n' era , la quale condannava a
morte unitamente allo sposo qualunque d'esse
maritata fi fosse con uno fteaniero , L'abo-
lizione di tale usanza fi è dovuta ad uno Spa-
gnuolo , il quale ritiratofi con alcuni de* suoi
nel)' interno di quelle terre per non essere
complice di tutte le crude: la > che dagli Eu-
ropei esercitavano contro gl' infelici America-
ni, fi portò in Cascamaica presso' Atahualpa,
al quale rese non pochi servigj . In vaghi tofi
Gusmano della bella Zuma 9 seppe .accenderla
di pari ardore r ìa sposò f, e madre la rese
d'un figlio. Impegnato frattanto Àtahualpa in '
una lunga guerra diede il comando della sua
armata a Gusmano , il quale dovette perciò
abbandonare la Consorte , a cui aveva il Re
deftinato r onore d'innalzarla al Trono col
darle la mano. Lr azione principia dal ritor-
no di Gusmano vincitore. L'indifferenza di
Ziuua pel Sovrano , le gelofie di quello i i
A 3 tra- .
6
trasporti di Gusmano , e V indiscrezione, com-
pagna indivi fibile d'un amore vivace, mantft-
lìano 1?: colpa di Zuma , e formano T intrec-
cio del ballo., il quale finisce lietamente col
perdono, che Atahualpa, nulla curando k fa-
natiche esortazioni del Gran. Sacerdote , ac-
corda ai due spofi i
Se un soggetto del tutto ideale , ed atto a
presentare qualche novM a quefto. illuminata-
pubblico può. meritare qualche- compatimen-
to, sarò io tanto più contento , quanto allon-
tanandomi in quefta mia produzione dalle
traccie di chi trattò fimili soggetti , ho lascia-
to libero campo alla- mia immaginazione ,
ragione per cui ardisca sperare possa avere
migliore efito di quelli, net quali ho- cercai
fa df imitare piuttofìo che inventare *
PER-
personaggi!
ATAHUALPA Re d'una parte del Perù .
Il Signor Francesco £ Amato.
ZUMA Principessa Peruviana segreta moglie di
La Signora Elena Dondì .
GUSMANO nobile Spagnuolo .
Il Signor Gio: Batti/la Giannini .
AZELIA Confidente di Zuma/
La Signora Samaritana DeJIefani j
ZOREMO Sacerdote del Sole /
II Signor Tommaso Gherini •
ZELISCHAR . )
II Sig. Pasquale Angiolini . ) Confidenti di
HUASCAR . ) àtìtàùffl
Il Sig. Francesco Sichera. )
Piccolo Figlio di Zuma r e Gusmanor
Guardie Reali )
Donzelle. ) Peruviani .
Soldati . |
Soldati Spagnuoli ,
L' azione fi rappresenta in Cascamalca*
A 4 AT-
3
ATTO I.
Appartamenti di Zuma .
ZUma accarezzando il piccolo suo figlio
esprime ad Azelia il timore , che ha >
non fia scoperto il furtivo imeneo > che ha
contratto con Gusmano ; P amica cerca di con-
solarla ; sentendoli intanto venire qualcheduno,
Zuma fa nascondere il figlio , il quale è ap-
pena celato , che arriva Huascar , il quale
annunzia a Zuma , che il Re la vuole in sua
presenza . Un tale comando sorprende le due
ajniche , Azelia però configlia Zuma di ob-
bedire immantinenti , vi consente essa>epar.i<
te preceduta da Huascar.
atto n.
Gran portico superbamente apparato 9 còrrk
spandente mI Tempio « Trono da un lato .
Sole lucidiamo sull'Orizzonte.
ATahualpa affiso sul trono riceve gli omag-^
gi de' suoi sudditi : i Sacerdoti intanto
fanno le loro preghiere , finite le quali fi co-
mincia una danza generale , la quale è inter-
- rotta dal suono d' iftromenti guerrieri -, che
annunziano il ritorno di Gusmano vincitore ,
il quale presenta i prigionieri al Re , che lo
ftringe al seno , e lo colma di doni ; poi scen-
de dal trono, ed ordina una nuova danza ca-
ratteriftica , durante la quale fi avvanza Hua-
scar seguito da Zum^ , ed Azelia , Nel vede-
re
re condur Azelia avariti 't Sovrana teme Gus-
mano dì vedere scoperto il suo matrimorlio -
ed i due sposi cercano avidamente di parlar,
fi di nascofìo del Re , i cui cenni-5 ftanno an-
fiosamente aspettando ; ma la loro irresolu-
zione finisce ben prefto nel sentire r che
Atahualpa dichiara r che Zuma ha da essere
sua sposa. Ciò è un colpo di fulmine pei due
sposi . Gusmano varrebbe palesare il tutto al
Re 5 ma fi trattiene nel pensare alla fondia-
legge . Intanto Zoremo avvisa essere il tutto-
pronto per celebrare le Reali nozze , prende
per mano il Re, e Zùma, e li conduce ver-
so J' ara . Incapace Gusmano di ulterior rl-
fleflione vola per opporvifi j poi fi ferma nei
vedere , che Zuma atterrita cade svenuta trai-
le braccia delle donzelle , che la portano al-
trove ; Mentre Zuma si allontana . Gusmana
fa un atto di disperazione, e frettoloso la se-
gue . Atahualpa rimane sorpreso f ma il Sa-
cerdote lo mette in sospetto di qualche intel-
ligenza segreta tra lo Spagnuolo , e Zuma >f
onde il Re pieno di gelosia giura di farne
aspra vendetta ; chiama Zelischar , gli ordi-
na di penetrare negli appartamenti di Zuma,,
e d' indagare ogni cosa j, ciò fatto parte se-
guito da tutti .
i S '
ATTO IIL
Appartamenti dì Zuma «
Rinvenuta Zuma si fa portare il figlio i
che abbraccia % e raccomanda al Cielo:
Frattanto arriva Gu-smanp r si precipita ai
piedi di Zuma , e ftringe alternativamente al
seno il figlio , e la madre . Rimafti poi soli
si abbandonano alla disperazione . Zelischais
I intanto , che non veduto gli ha sorpresi , ed:
ha osservato il tutto h corre ad avvertirne il
Sovrano y il quale sopraggiungendo mentre i
, due amanti rincoraggiti si fanno le più tene-
| re espreifioni , vorrebbe avventarsi contro
i Gusmano ma Zelischar rimpedisce-, finche-
impugnato un dardo si lancia per vibrare il
colpo fatale-; ma è trattenuto da. Zuma La
quale vedendo Gusmano, disarmato gli fa iftan--
za , ed ottiene , che parta . Frattanto le guar-
die accorrono allo ftrepito , il gran Sacerdote-
si "avvanza r e dichiara essere ambidue i rei
degni di morte . Atahualpa fa inseguire Gus-
mano : Zuma tenta di placarlo r ma inutil-
mente, poiché sordo alle sue preghiere la la-
scia in mano ai Sacerdoti , i quali la fanno,
ftrascinare dai Soldati al luogo del suppliziOo.
Appena il Re*, che la seguita , è partito , en-
tra Gusmano coi suoi , La confidente accor-
re col figlio ; lo Spagnuolo -lo prende in brac-
cio y | si affretta a soccorrere la sposa
AI-
ATT O IV.
Luogo sotterraneo , dejlìnctto al Supplici^
de rei *
MEntre lr infelice Zuma si avvanza verso»
f ara r. si sente* un gran rumore d' ar-
mi y che sbigottisce gli alianti ,. i quali dopo
una valida residenza sono mefTi in fuga dagli
Spagnuoli - Gusmano- dopa avere difeso se
itesso , ed il figlio da un Americano , che
T'ha affrontato ^ accorre in soccorso di Zumar
che prende per mano , e parte seguito dai
suoi , Sopraggiunge da lì ad un momento il
Re : il suo orrore è indicibile nel vedere le
are atterrate > e quel sacro luogo profanato
Furioso ,* ordina ai suoi di perseguitare i rei,
e farne orrida flrage. Tutti giurano di ubbw
dirlo puntualmente , .e partono
a t t a v;
Luogo magnifico ripieno di trofei , ed armi y
in lontano fi vede la Cittì , e fi scoprono
diverse navi Spagnuole o>
GUsmano , che {Trascina la moglie , ed il*
figlio tremanti,, arri va frettoloso per im-
barcarsi ; neiriftante comparisce Atahualpa
con molti de^suor , parte de? quali va ad in-
cendiare le navi , e: parte dopo una lunga*
zuffa perviene a disarmare i Spagnuoli . Con-J
tento il Re di ciò sospendè le fìragi, e con**
soltanto i due sposi a morte . A tald
fa 6> an-*
J<2
annunzio memore Gusmanò de'heneficj *ice-
vuti da Atahualpa,e dei servigj a luirenduti
fi profìra unitamente alla sposa , ed il figlio
ai piedi del Sovrano, e presentandogli la spa-
da lo prega di dar loro di sua mano la mor-
te, e gli svela, che quel figlio è un dolce
! pegno del nodo indissolubile , che a Zuma
ir unisce. Tutti reftano sorpresi . Atahualpa
irefta un momento indeciso; un'occhiata , che
dà a quei tre oggetti di pietà lo intenerisce %
e nulla curando le protette del Sacerdote %
unisce di sua mano la coppia fedele , perdona
ai loro seguaci , ed ordina una danza gene-
rale, che dà fine air*a?ÌQne>
la
la Mufica è del celebre Signor
D. Giovanni Paifiello , Maeiìro di
Cappella Napolitano all'attuai fer-
vi zio delle LL. MM. in qualità di
Compofitore .
Primo Violino dell' Orcheftra .
D. Liborio Papa*
Pittori per il nuovo Scenario sì del
Dramma, come de' Balli. -
Gli Signori Ignazio % ed Ilario
de Gotti *
Machinifìa .
Il Signor Lorenzo Smiraglìa*
Inventrice , e Direttrice del Veftiario
La Sig. D. Antonia Buonocore Cutillo,
Appaltatrice del Vejiiario del Real
Teatro del Fonda , e del Keal
Teatro di S. Carla.
La Scena fi finge in Cafa
di Petronio .
Fife*
F £ R S O N AGGI:
CLARICE
La Signora Maria Mandìnt +
CASSANDRA .
Leu S'ignora Camilla BolinL.
GIULIANO amante di Clarice.
Il Signor Stefano M andini *
PETRONIO Padre di Clarice,, e di
Cafiandra ...
Il Signor Serafino Blasj \.
Leandro,, e 1 Seguaci di Petronio,,
Focione; JT ed altri fcolari .
Macrobio,e* 1 Seguaci di Giulia-
Tiburzio* jT no ed altri *
Non. ejfendbvì parte adattata pel Te-
nore Signor Calve/i r giacche folatnente
quattro perfónaggi ammette codefto libro r
fi è dovuto necejfariamente privare il
pubblico di quefto Cantante;; [per andò fi
malgrado ciò di vedere accolto quejlo<
Jpettacola colla /olita urbanità % ed in*-
iul^enz<x *
ATTO PRIMO*
SCENA PRIMA*
Camera da Studio *
Petronio , Cafandra^ ed i feguaci di Vetro
lutti seduti a varj tavolini in atto di
attentamente Jìudiare , indi Clarice
eh sopragiunge
CU* T 7^ Signor di buono aspetto*
Ben veftito , giovanetto ,.
Vi domandà permiflione
Di poter con voi parlar •
L * a 2. ZI • . . zi . . . zitto ^
eia»* Piano pianov
( Co! libracci sempre in mano,
Voglion quefti delirar. },
Feti Che penfieri V
Cas. Che scoperte !
Peti Che argomenti !5
Cas» Cfo' esp reffione !'
Cla*. Dite almeno in conclusone ^
Debbo farlo qui entrar ?
Pet. Dì , Clarice , cosa brami ?
Claé Un Signor vi vuol parlare:
Deve entrare ? deve andare ?..«.,
RisnOnderc sì, o no ?
Q. ZI . • . Zi . , . Zitto
Quefta è bella ti
Chetamente a dirgli torno,
Che ritorni un altro giorno ,
E così» la finirò; va per partir?**
Fe%.
ìt5 ATTO
Tet. Sì , che venga no : che aspetti
Cas. Venga pur , chi vuol véaire :
Io già penso di partire ,
B lasciarvi in libertà .
Tet. ^ Ecco qui che sul più bello
Cas. tutti Viene quefto , torna quello r
Li Scolari E lo ftudio fe ne va.
CU* Perderanno già il cervello:
%iefto il fine poi sarà . {a}
SCENA II.
Petronhx^ e C a [f andrà.
ta& A Ndiamo altrove a compiere
jLjL I difturbati ftudj;.
Farò coi carmi armonici
Farò il mondò risorgere
Dal lezzo in cur ritrovali.
Tet. Gran talento tu fei , figliuola amata V
Certo è un peccato, che alla sola Poefia*
Tu ti sei data. Cas. Se alla Poefia
Dedita- io fono, non per quefto
11 Studiar Filosofia ella- m'arreda .
La prima mi solleva :
La feconda m'alletta; e foltanto
La feconda io preferifco ,
In quanro che allo fpirito ponvienfi
Il primo luogo ognor su i noftri seni,.
JPet. Gran talento! gran mente ! gran figliuola f
Cenando tu parli , il cor mi fi consola •
Or parliamo fra noi , Calandra mia i
La tua filofofia
Ti farebbe inclinare a viver sola,
O a voler dare al mondo accompagnata
Qualche ftlofofia di nuova data?
Cas. Oh cofa dite mai ! PcU Tel dico , o figlia*
Perchè potrebbe il cafo
Lean-
<a) Parte Chvice-, e partono anche li seguaci } e
scolari di Petronio » ,
PRIMO* i?
Leandro , o pur Focione
Soddisfare a cotefta inclinazione •
Cas. Lascio alle groffclane ,
Alle donne volgari
Il dar penfiero a cosi baffi affari»
A più nobili oggetti ^
Ho innalzato lo fpirito f
E a trattar con difprezzo
I senfi e fa materia io già mi avvezzo»
Perciò lontana affatto
£)' affoggettarmi a un uomo ,
Che fcliiava mi faria ,
tAi fon sposata la filosofia.
Di marito il nome solo
E' una cosa, che m'è odiosa,
Faftidiosa , tormentosa ,
Che mi fa raccapricciar,
Peggio ancora quando io fento t
Che derfigli fi han da fare :
Quefta cosa non mi pare
Di doverla sopportar. fatte*
S C E N A 1X1.
Petronio > e poi Giuliano.
l?ef,f~\R veggiamo chi fia che mi domanda.
V/ Mettiamci in primo luogo in pofitura,
Che dia riputazione .
Venga, chi ha da venire,
CW egli è Padrone . {a}
Ciu. Signor riveritiflìmo :
Padron mio ftimatiffimo:
Giulian Tiburla io son.uomo affai ricco «
Se mi prendo l'ardire,
Se vi reco difturbo,
Se importuno vi sono ,
Inclinato vi chiedo umil perdonò*
Pet. Oh quanti inchini! bafta... così bada.;;
Odio m
(a) Va a sedere al tavolino e spiego, molti UbtM
j8 ATTO
Òdio tutto il superfluo * Io son filosofai
E alla buona vivendo ,T
Non dò altrui soggezion, nè me la prendo*
Giù. Ho capirò : e và bene • {a)
Vi dirò dunque , che un aflfar de' soliti,
Che al Mondo fi concludono
Di voi mi fa venire alla presenza,
Tet. { Mi tratta ben coftur con confidenza . (6)
Non saluta nemeno, ) Io da che nacqui
Intefi, che al ftarnuto
Si corrisponde con civil saluto .
Giù. Er fupertluo un tal atto al parer mio :
Son come voi filosofo ancor io*
Ora veniamo al pianto ,
Voi avete una figlia?
f ét Ne ho due . La prima ha de? talenti rari r
E raffomiglia al Padre :
Un'altra poscia la sua madre imita ,
Ed è scarsa d' ingegno , anzi è sciapita»
Giù. Lafciamo da una parte
Quella che ha in se talenti rari , e belli r
E dell'altra sciapita or fi favelli .
Io T ho veduta, e. piace agli occhi miei :
& amo, e sposarla in fra tre di vorrei,
Tef. ( Sentite, che franchezza! )
5 Qualunque ella fi fia , fapete voi ,
Ch' è figlia di un filosofo par mio ?
Giù. Vel diffi : fon filosofo ancor' io *•
Tet> E bene difcorriamola ,
Vedefte alcun trattato
Del parlar degli uccelli ?
GìU. Oibò , non bado
A tali
(a) Si mette il coppello in te/fa , pipita una se-
dia y e fiede dall' altra parte del tavolino ,
sdrajat amente contrafacendo Petronio^
(t>) Mojtra dY inquietar fi i e vorrebbe dir qualche
cosa p ma fi trattiene , volgendofi ajìarnutan»
PRIMO* 19
A tali fcioccherie . (a)
Pet. Che ? Come ? Scioccherie ? Sapete voi y
Che 1* ufignuola allora
Che fa ciò.,, ciò,- ciò.,, ciò... che il Cardellino
Col far girl g rì . . *
E facendo h Lodola
Girò , lirò , lirò . . .
Parlano fra di loro, e che chi aveffe
La cognizion di tal 'favella ofeura ,
Ogni arcano'faprìa della natura ?
Gìu. Ah ... ah . * . cotefte ciance
Da una parte lafciamo,, .
E di Clarice un poca noi parliamo i
PeU Ciance voi le chiamate ! adirato*
E che direte poi dell'' eliiropia ,
Che l'uom rende inviabile?
E che in vece di quella.
Col deflro occhio? del lupo f
E con erbe e radici diftillate . • •
Giù. Dalle rifa crepar voi qui mi fate.», (b)
Pet. L'ignorante che liete !
Qualunque fia mia figlia, or vi rifpondo,
Che a voi non la darei r cadeffe il mondo»
A voi darla in matrimonio,
Per coscienza io non potrei :
Ignoranti voi , e lej ,
Bella unione in verità *
Nafcerian degl' ignoranti ;
Ma pazienza : andiamo avanti t
Tornan quefti a maritarli ,
E vedere a procrearti
D' ignoranti bambinelli
Una grande quantità :.
Cosa nasce ? che nel giro.
Di
(a) Petronio fi alza? con impeta r e Giuliano fi
alza ancora.
(b) Ride forte , e t interrompe ♦
so ATT 0
Di tre secoli in foftanza , >
Tutto il mondo già rimiro
Pieno folo d' ignoranza r
E la colpa saria mia
Per sì ria beftialità . parte»
S C E N A IV,
Giuliano solo.
OH ignoranza davvero ! oh vifionario !
Che pazzo da catena !:
Se qui reftar dovette
V amabile Clarice
Troppo troppo sarebbe ella infelice y
Ma adefTo che ho fcoperto il pazzo umorei-
^Mi fuggerifce Amore
Una ftrana , e bizzarra fantafia, ,
Per far sì che Clarice oggi fia mia» Parte»
SCENA V,
Gabinetto »
Clarice , e Caffandra •
Ctf^TT^D è vero> Clarice, (-rito?
JQj Quel che ho da noftra madre or or sea-
E' vero che inclinate ad un marito ?
tkx SI, forelìa *
Cas. Si , dite !
E quefto- fi potrà mai sopportare
Senza un gran mal di cor ? Senza tremare ?
Cla. Che cofa ha il matrimonio di sì orribile r
Che fi debba tremar foto in parlarne?
Cas. Oh ^ia».. Cla* Come? Ca$* \7h dico.
Non concepite voi ciocché- allo fpirito^
Cifre di nauftfofo-
^Solo il nome dì fpofo"?
Non vedete di queiìo
Le confeguenze , il seguito moleftc1.?
Cla. Altro feguito poi
Io nm ci io vedere t
Che il partorir de' figli*
PRIMO. si
Cas. Ed a sì baffi oggetti
Potete dar penfier ? Cla. Neil m mia
Cotte M vn-eglio far fi potria ?
Cas. latitate me fteffa:
Darvi tutta allo ftudio
Per eflfere onorata
Del bel nome di donna letterata..
CU. Cara forella mia., fe il voftro fpirito
JSIato è per follevarfi , il mio eli' è fatto
Di pafta affai più groffa ,
Sembra che tar.to in alto andar non pofla#
Dunque che fi ha da far? Noi feguiremo
Ciafcuna il noftro iftinto .
Voi fin fopra le ftelle
Sollevando i penfieri ,
Godrete degli akiffimi piaceri.
Ed io che a sì .alto volo ho ferme T ali*
^Gufterò dei piaceri baffi , e triviali ♦
Una donna letterata ,
-Che parlar voglia il latino ,
£ta di fetenza un Calepino
Parli come un Cicerone ,
Farà rider le perfone ,
Ed ognun la burlerà .
Io /per me d'età nel fiore
Spender voglio il tempo., e Tore
Tra feftini , balli , e canti
Fra diletti , e cento amanti ,
E fon certa che il mio core
Dal piacer giubilerà .
&4S. Non più per carità ; non più : mi fento
Arroffire per voi :
Mi fento venir male ;
E fe vuò prender fiato ,
Convien , eh1 io me ne vada a precipizio
A leggere Catfefio , o pur Leibnizio . parte
SCE*
« ATTO
SCENA VI.
Giuliano , e Clarice .
| Giù. A Lfine fe n' è andata . Anima mia ,
jT\ Colgo quefto momento
| Per dirvi quel che ho fatto .
Cla. Qual trovafte mio padre?
( ìu* Un matto, un matto,,
i CTa% Dunque , caro Giuliano ? . . .
i Giù. Il noftro affetto , no, non farà vano *
j| Mia fpofa voi farete .
{ Cla. Ma il Padre? Giù. Non temete :
S Bafta che voi , mia cara ,
Mi diate permiffione
\ Di poter efeguire un' invezione «
1 Cla. Io turto vi concedo ,
! Se il vpftro onore e il mio
"Non fente -danno in quefto .
Giù* Ho intefo . Addio .
C}a. Pian , piano : dove andate ?
Giù. Ad efequire il mio penfier. CA*. Fermate.
Mi lafciate così ì Giù. La cofa preme ♦
Poco ancor manca , e ftarem fempre infieme*
Vi lafcio in pegno il core ,
Credetelo , ben mio ,
Parto..* pia torno.. * addio j
Fra poco il noftro amore
Contento refterà .
Splenda di gioja un lampo
In quel leggiadro vifo :
Àh che quel dolce rifq
Tutto br llar mi fa •
Qué{ rifo (bave
Ravviva il mio core*
Corremo maggiore
No »\ion fi può dar «
<Su queftà manina
Ti g\\xio , carina ,
*Pà
PRIMO. n
Più fervido amore
Non giunfi a provar . farti*
Cla. Mi fia guida la mia ftella
Nel dubbiofo mìo cimento :
Ah pur troppo il cor già fento
Nel mio feno palpitar . parte 4
S C E N A VII.
Tetronio, e poi Clarice .
J?gt.f~~* Rande ignoranza al mondo !
\JT Per potere inviabile
Andar fra le perfone
Ero già alfine della operazione :
Sol mi mancava il deftr' occhio del lupo:
Ho ferino ad un amico per averlo ,
Ma quantunque affai chiaro io V abbiaferitto,
Il fmiftro inandommi, e non il dritto»
Oh che ignoranza ! Cla. E* qui giunto
Un certo giovanotto , che lì dice...
Che fo io . . . Di un fìlofofo ftudente • « •
Io Comma vuol parlarvi.
Rofma Cameriera a me fè
Tale imbafeiata • Pet. Si : qualche difcepolo ,
E domanda di me ? Cla. Con gran premura.
Fet. Oh quefto venga pur, venga a drittura.
Cla* Sì fignore . parte .
Het. Un difcepolo ì
Eh sì ; della mia fama
Av à ìntefo il rumore ,
j£ vgrrà fa/fi anch' elfo un mio uditore,
SCE*
54 ATTO
SCENA Vili.
Giuliano trave/fi to da Studente., e detto*
C/#.OAlve tu , domine ;
O Argatiphontidas
Tibi falutem
Mittit per me ,
( Già poco intende
Per quel eh' io credo . )
Pro j Ilo accedo
Nurtc ego ad fe .
Pet. ( Parla fempre latino ! ) Ben venuto*
Tu difcipulus ? Sì ... io vi faluto .
Giù. Tu loqueris latine? Pet. Io ? Siffignore,
Latine ; ma loquebis tu italianum ?
Che intendebo affai plus , che ultramontanum*
Giù. ( Che afino! ) Pet. Sedebitis,
Et dicite pur sù quantum volebitis. Jiedono*
Giù. ( Vo feguitare un poco . )
Nofcis tu Argatiphontidarn ?
Pet. Sic cum fopportazione , ma iftum falem
Non fapio, fe fit homo, aut animaletti.
( Eh : mi porto anche bene* )
Giù, Philofophus eft ifte ,
IHuftris, perilluitris , illuftriffimus ,
Tet. Profunditatis largarci reverentiam
Facio, ad fuam illuftriffimam fapientiaiH $
Ma nos parlamus ficut altras gentes ,
Perchè latinum ligaverunt dentes.
Giù- Italiano fi parli .
Egli in Grecia ftudiò fìiofofia;
L' Aftronomia in Egitto ,
La magia fra' Caldei ,
E la cabala ancora fra gli Ebrei .
Seco portò crocioli , vafi , .pentole,
Lambicchi , ftorte , piante , e quadrupedi 9
Rettili , insetti , fali nitri 3 e graffi •
Mamma egli è, Signore,
PRIMO. 35
tJn filofofo infigne , un gran Dottore •
et. Lo credo ben , lo credo . _
\u. Vi conosce per fama* Egli vi appella
Lanterna de' Filosofi ,
Salsa de* Letterati ,
Pafticcio de' Scientifici ,
Intingolo de' Dotti , y
Insomma egli è Signore, _
Un Filosofo infigne , un gran Dottore •
et. Mi cenofee per fama,
E con tanti bei nomi egli mi chiama?
"tiu Fa di voi tanta ftima ,
Che per di qua pattando ,
Or che ritorna ne' paefi fuor,
Brama di ftar due giorni infiem con voi*
et. Venga pur , eh' è il ben venuto ,
11 Filofofo eccellente ,
E con eflb il suo ftudeate
Qui onorato reitera.
■iu* Onorare il mio Maeftro ,
Che di onore egli è ben degno #
Lo ft udente ha un alrro impegno %
E di qui partir dovrà •
et. Ma vi prego ...
tu. Non vi è cafo:
Son di voi ben persuaso 9
Ma partenza deggio far.
1. Per rispetto , per amore ,
Concedete > mio Signore ,
Ch' io vi pofla pria baciar . (a)
?/, Se di attender voi fiete contento ,
Vado , e torno in un solo momento
Vò, moftrarvi una figlia , che tengof
Che in falere T eguale non ha.
SI Signor t la vedrò con piacere .
{ La Clarice mi ta di vedere. )
fi eitti
) Si abbrwmw con &timw*%
t5 ATTO
Ciu. ^ Quella figlia se , ^ . ~ .
F*l «2 Quella figlia che aI Padre ^miglia
Giù. ^ Effer deve . , ' .
Pet. a% &' per certo una Sran mita' W
S C E N A IX.
Clarice , £ Giuliano in di/parte »
C/tf. Cospirando notte e dì ,
O Poverina , me ne vò .
Tutto il mal Fho dentro qui,
E rimedio alcun non ho . (b)
Giù. Ancor io faccio così . »
E più calma aver non sò... (c)
Cla. Non è quefta , Signor, la creanza'
D'inoltrarli così in una ftanza ,
Gli altrui fatti : per ftare a fenfir#
Giù. Non fuggite s* prefto , fermate ;
Quale faccia fia quefta oflervate;
Queir io soa che voi fate languir.
CLu Voi Giuliano i Giù* ài cara , carina»
Cla. Come ?
Giù. £itto . . .
Cla. Ma come ?
Giù. Tacete,.
Tutto tutto fra poco faprefe.
Cla. ^ Gente viene : convien fepararfi ,
Vìu."* Per non farli ... auì prefto feoprir. (<
S C E N *A X.
t Petronio , Calandra , ed i Fihfcfi feguaci d\
Petronio f e Clarice in dijfarte .
^Pet. riverisce con gran piacere
Cas.£j Chi la notizia ci fa fapere
Di
(a) Parte Petronio , e Giuliano fi ritira nel fot*
do della Scena
(b) Giuliano se le avvicina fenza cK ejfa se t
accorga.
(e) Clarice f interrompe con isde*no .
(djf Clarice fi ritira in diparte £$r ojfwvart*
P IV I M O. # 37
Di Argat.fontida, che a noi verrà.
Chi sono quefti ?
I3*/1. £on letterati .
(Quello di Luna ne sa moltiffimo :
Nella poetica qucfto è braviffhno .
Wa poi vi priego , date un'occhiata;
De\ letterati la letterata ,
Al voftro fianco gii se ne Éà» (a)
Giù. Ben mi congratulo. Lafciate almeno,
Che per trasporto la Aringa al teno. {è)
^eJ* a % No, no , sbagliate , quella non
Cut* No ?
Ptt* No: voltatevi.
Cas. Badate a me.
Giù,- Iu voi contemplo, e ammiro ^C^#
La faenza , e la dottrina ,
Ma poi in quà mi giro»
Per dare un' occhiatina
Ad un oggetto femplice,
Che bello affai mi par •
Cas. fogge rro è affai triviale
Per un ó\ è letterato :
Colei non ha ftudiato,
E mai non può allettar*
TU, ^Badate alla dottora ,
Che ha ingegno sopraffina :
Che sa parlar latino ,
Che sa citar gli autor .
Ma per piacer f sorella,
Bifogna effer più bella ,
& i libri , no, non servono
Per ispirare amor.
B 2 Cas*
(a) Accennando Calandra .
(b) Guardando Clarice , * Cafondra và ab*
bracare la frima »
a9 ATT 0
Cas. Quefta qui è un' impertinenza ,
Che da voi non vò foffrir.
eia. E Ja voitra è un'infolenza:
Siete piena vói di ardir.
Cas, Baldanzofa . . .
Cia. Invidiofa.
A 2. Non mi ftate a provocar .
J?ef. Via tacete : non è niente . . .
Gas. Se mi feordo la morale • • .
Cla. &e mi fi altera la mente . . •
Giù, Via tacete ; non ci è male •
tm a 2# ^on 'a ^G^° foPPortar •
Tuffi. Ecco per niente affatto
Che fi altera il cerve'Io ,
E nascer può un flagello,
Da farci beffeggiar ,
Silenzio qua fi faccia ;
Si adopri la prudenza :
Bifogna aver pazienza >
Per non precipitar»
Fine dell' Atto Primo •
ATTO n*
SCENA PRIMA*
Camera .
Petronio Jolo .
POichè viene il famofo Argatifonttda ,
Non voglio che due giorni in cafa mia$
Ma voglio che due mefi egli ci ftia.
Prima di rutto dunque è neceffario
Sbrigarti di Clarice ,
Perchè nella mia caia
Non vò che Argatifontida ritrovi
Se non feienza , e dottrina ; e in quefto modo.
Provandone diletto,
S* invoglierà reftare entro il mio tetto, farti»
SCENA IL
Clarice , indi Petronio colli fuoi Studenti •
€la. Poco può ritardar Giuliano ancora,
E per quanto mi diffe ,
In qualunque man'era
Sua moglie efler potrò per quefta fera •
b 2 m
ATTO
Tet. Di te appunto cercavo . Afcolfa m poc® I.
Giacché reco parlando D
Di fcienza, e di dottrina, va del paro !
Col voler peftar l'acqua entro un mortaror I
Così vorrei fapere, il
Con parlare {incero , &
Qual ''idee fornii almeno il tao peiifier^» ' $
CI& Siflignor , lo cenfeflo : io non for^ nata
Ancòr io inclino a popolare il mondo
JFfc£ Beniffimo: e cotefta inclinazione
Si accorda appunto colla mia intensione *
; Perchè intendo , che prefto
Tu ti debba fpofare, e che fia il vero,
| fòcione ,: o pur Leandri
I Da fc egli e re io ti' addito* >
Ida Ditemi per compare, o per matita?
\Fet. Dico per tuò conforte *
ìcia. O l'uno, e l'altro?
"Tei:, Sì ; o V uno , o l'altro .
! €Lt. Eli! Jìrinp 'enSfi nelle /falle-*,
mek Co fa. intendi? {piegati. CI a. Signor Pàdte*
Se vi piace così,.. . di contentarmi:
II Io non ho volontà di maritarmi . {a)
Fé*. Signora figlia ; ed io . . . così , feufate t
! Ho volontà, che voi vi maritate , (b)
Cla. Vi domahdo. perdono • . * Signor Padre, fcf
{Set. Vi chiedo feufa . Signora figliuola , (d)
€la. lo fon ferVa uifriììfRira
jl DeK Signore Leandro, *
Sìa con sua permiflione f
Ho fi/To nel cervello
Di non voler fposar queflro , né quello*.
(a) Tacendo uriti riverenza . (b) ContYafacendAd*
(c) ducendo riverenM .^ (d) Contrafacendola.
Per figurar da donna letterata,
E quai fian le mie idee non v
E del Signor Fòcione "
Per.
SECONDO.
■ Ed io son servitore ;
Della Signora figlia ;
Ma con sua permiane ; 5ocione. «j
Dovrà spofar Leandra , o pur *o
l Quefto poi Signor Padre , non ww
a. Non lo voglio , ,
Non lo prendo,
Nonsignore , signor no .
it. Che lo spofi-
Io ben pretendo ,
Siffignora , io così vo *
la. La vedremo.
>et. Certamente :
Di tuo Padre
Uom sapiente
Devi far la volontà.
Èc Saria bella in verità .
?%\ Bella, o brutta., la vedremo.
Cla. No! faremo--. Lo faremo...
da. No . . .
Pit. Sì ...
Cla. No...
Pet. SI . . •
.Cla. ■ No...
?a La vfdrem l'è cosi. Parte Ci*.
S C E N. A IH-
Tetronto , e p,<i Caff andrà .
Té* CT^l è giammai ritrovata
O Donna più di cortei satanaffata ?
Cas. Creilo sù , caro Padre : r
Oh quanta gente ! oh quanta contusone ,
pet. Che cos'hai? Cofa è fiato?
Cas. 11 filosofo atteso ora/è arrivato .
P«t E" giunto Argatitpntida ? ah cara figlia,-
duefto è il tempo di far fi onore
g. 4 VaU»
31 ATTO ?
Con queft' arcade di virtù.
Spiega pur la tua lingua :
Fa pompa della tua dottrina :
*: Fa veder quanto sai ,
E fa che io fento
Che refti ammirator del tuo talento»
€as. Di mie virtù fi curo
Deh fiate, o Padre amato:
Ognun ftrafecolato
Del mio faper farà.
Io fon Peripatetica ,
Ed in amor Platonica f
Aftronoma dottiffima f
Supero Tolomeo,
Uguaglio il Galileo ,
Copernico , e Ticone f
Cartefio , con Neutone ,
Addiètro refte>à.
E nella geografia
Non cedo a chicchera;
Del Mondo tutto intero
La quinta parte, io fpero,
Da me fi troverà . parte «
Pet. Prefto preftò a riceverlo,., (a)
Olà . . ♦ sedie . . . rinfrefchi . • .
Ma fin giù delle fcale
Ch'io vada ad incontrarlo ora conviene».
Ma non fono più a tempo • ecco che viene
; sce-
(z) Vengono fervi * cogli abitile fìrucat ,
Vttronio fi vejie di giamberga *
«ECO nljp cr.
3*
SCENA IV.
fétronto i e Giuliano da vecchio cadente col nom&
I dì Argaùfontida , Jofienuto da due Jìudetfti ,
e seguito da di ver/i altri f che portane
alcune cofe fervienti allo Jìudio $
indi Clarice*
Ciu./^On anni cento addoffo
Vi abbraccio come poflb 9
Per fegno di amidi.
ViU Che fiate il ben venuto:
Vi abbraccio , e vi faluto*
Mia cara antichità .
Datemi qua la mano :
Mettetevi a feder.
Ci** Ahi, ahi. deh fate piano,
Oh' io fentomi doler , (a)
Fet. (E* pieno di malanni.)
Giù* Ah compatite gli anni-, (6)
E il lungo mio ftudiar •
FtU ( Io temo, che fi dica,
Che quefti in cafa miai
Venuto óa a crepar* )
Giù* Un poco di catarro to/fendo*
"v Talor mi dà tormento...
Tet. Lo fento ben , lo fenfo .
Giù. Ehm . . . ehm . • . ehm . . . ehm • . 9
Vtt. Via , via . . . To/fend<j ancht PeU
di* (Ah che la polmoriia
Mi viene ad attaccar ! )
tet. Oh fra lodato il Cielo;
Che vi fiere quietato! A quel che intefi#
Voi avete viaggiaro
Per diverfe regioni t
Per potervi arricchir dr cognizioni»
B 5 Gì*
(a) Lo fanno federe .
ih) /garrotta dalla toj**
34 M' T T &
dui Certamente .# Nauficrate ? (a)
Vedere voi ? di qua e 4i la ho ■•'viaggi a£Gfc*
Poi di qua fon pafiato/
E verfo il mezzo giorno
Facendo poi ritorno ,
E a dritta ver Levante ,
E a fmiftrai a Ponente, . .
Capite voi, o non capite niente *f (èfr
$ct. E ehi non capirla *
( Oh coni è. franco nella Geografìa! ),
Pur dopo tanti viaggi, e tanti ftud;
Con un fecolo d'anni a ben guardarvi r
In verità , che fotto il pel canuto ,
Sembrate- un giovinetto un pò barbuto »,
Giù. Sì si; vi dirò io . VidriE, è Torà
Che già nelli cent* anni.
Mi devo , rinomar ....
Fet. Come? che dire ?
Dovete rinomarvi £
Giù. Io vidi nel! ■ 'Arabi* la fenice ,,
E udendola- cantar , dai fce lìngu^ggio^,
Com* ella faccia a nnovariì intefi ;
Onde quefta martini
Bevei ci. già la prima medicina .
Set. Che Tento! oh- che. gran cole! Voi capite;:
il parlar degli uccelli c. (e)-
&m A voi non fo -negarlo .
Telamone ? ecco qjrà «, (dì
Iter capir delli uccdh il parlar vario,
E* que^
; ' ' ■'■ m k - ■ '"'^
^) Chiama d& fuoi Jìuhinti j c%e viene* col-
uti, mappamondo .
Fa girare con - velocità il m a ff amondo accent-
uando c<sl dito varie Jìtuaziont .
(e) Si alza con tra/porto.
(d) cVamar un Juo /calare $i che vie»* owm*
£<m tifava
■
SE C 0 W W 0 . 3§
fe* q'ueftb un accurato Dizionario, (a}
\t. Oh benedetto l oh Gove! io ti r ingrazio v
Di baciar V uno e l' altro io non mi fazio •
Oh quanto d'impararlo anch'io desio!
/«. Tutto v* infegnerò quel che so io •
fa. ( Quello effer dee Giuliano .
Io mi voglio accollar per offervarlo .
p, Che carattere è cjuefto indiavolato !
'la.. ( Siete voi ? ) <rW orecchio di GiuU
ìiu* ( Sono io , idolo amato . ) (&
%et. Oh ! io qua non intendo una parola ì
la. ( Come faremo ? )
ri». ( Io vi darò la fcuola . ) (c)
et. Ben vi farò obbligato. Per efempio,
Qua che cofa vuol dixi additando unfito del librai
tiu. Ciri cicì , . .
Parlare della paffera. (d)
W* ( Cioè ? )
ttu. ( Ma il Pàdrc deve acconfentìrc . ) a Clan-
m. Oh buona!... e quà?
&m Cicli, cich.. o~
?èt. Cioè 2
&u. ( Credete a me , meglio è fuggire. ) a€lì&
Bel. Oh bella ! Ciri ci . . .
Vu )1 dir, ma il p idre deve acconfentire *
K cich , credete a me meglio è fuggire .
Chi l'avrebbe penfata ! fi accorge di Clan
Ma cosa fai tu là ?
0a» Ci fon venuta per airiofità •
Giù. Va via di qua , ignorante .
Cla. Di tai cofe ancor io fon dilettante*
B 6 G'tu ,
(a) Pet. buda replicai amente GiuU , e pA il H&ro9-
che prende dalie mjni dello Ji udente .
(b) Seguita, fempre a parlar fatto voce con Clar*
(e) Di un tuono, che Petronio /ente >, e crede cài?
a lui parli Giuliano .*
feiy Si rivolge di huqw a parlai con Clarice.
3* , ATTO ]
Cìu. Chi è queffo ragazza ? Pet. Ella è mia figlia ;
Ma nemica allo ftidio, calla dottrina;
E al rózzo, c al material foltanto inclina, j '
Giù. Oh ! pur lafàate . . . io fcopro
Da que* fegni che ha ingegno foprafino.
Ch. Fate voi I* indovino ?
Giù. Sì , figlia mia • Se voi qui mi lafciafte a VeU
MezV ora fol con lei ,
Amica dello ftudio io la farei,
p*/. Ve la lafcio anche un mefe . Il Ciel volefsc •
Refta, refta con lui: ascolta, e impara,
E fa quel, che ti dice. V# I <
Vado frattanto a far , che fia alleftito * Giù.
11 voftro appartamento.
{ Oh quanto del fuo arrivo io fon contento! \ j
Bada bene, Signorina,
Di non far la fchizzigrtofa;
& ubbidirci in ogni cofa.
Tel comanda il Genitore .
Favorite qua la mano , (a)
Bacia pretto con rifpetto. . r
Offervate quel vecchietto
Cam* e pieno di buon cor ♦
Ratta, baila, caro amico ;
Non le date confidenza*
Tu rifletta la fua fetenza;
Ve la lafeio , vado via .
Ah non può la gioja mia
Certamente efler maggior* vis è
SCENA V.
Giuliano , Clarice , e gli Jludenti .
Giù. A Ndate pur voi alrri
ji \ 41 tutto ad apprettar, come vi ho detto , (
E quan-
ta) A ' hrice , che prende la mano di Giulian a
e quel fi prende quella di Clark** baàa»doJeÌ0~
- JcAmbjtvQlmeuti*
SECONDO, 4 '3?
E quando tutto è pronto , io qui vi afpetto. {a)
Fin ad ora va il tutto a maraviglia.
Idolo mio adorato,
Il GalefTo è ordinaro,
Che al forger deli* aurora
St ritrovi alla porta del giardino ,
Ed il tempo fiflato è già vicino .
Ciafcun di lor del nofiro matrimonio
Sottoferi ver farò da teftimonio.
Ma voi pena mi fate !
Perchè mefta così ? cofa penfate ?
Cla. Ah caro Giuliano
Come volete voi eh' io fia tranquilla
Temo che in tutti i momenti
11 Padre vi scopra
E allor faria flirto il bel dell'opra.
G/«- Non dubitar Carina ;
Fidati pur di me
Ceffo di tormentarti
Da tutti i dubbi , e timori
Che fpero in pochi iftanti
Contenti t>;>ien faranno i noftri cori •
Chi lo mi fido di voi
Ma non farebbe u cciso
Trovar<'q.tiK$tt^dltro inganno
Che d' eflè r£ coftretti a fuggire ♦
Gii*. E beh pei ft.ro ad alerò
Miglior \ ^nito
Vivetene fi cura
E lafeiatene a me tutta la cura.
SCENA Vf.
Petronio in di /parte , e detti .
( T A mia curiofna mi .fi tornare,
L/ Per Meritar q jel che le ila a infegnire,
Cla. D .nq.ie n m m* incannate ?
Gtu Su q.iefta man 'eh9 io bacio a voi log>un*
CU, \
là) Parto*? 1$ JìuUtUt • I ;
38 % ATTO
tla. Anch' io fu quefta man ve lf afficu*fc#
Fet> ( Come ? cofa vuol dire? )
Giù. Sì , figlia , sì : potrò ringiovinire {a)
Allor che quefta mano-
1 II pel canuto tolgami da! mento ;
Ma {erbate il fegreto , « il giuramento
QjjeUo eh' io vi ho promeffo y,
Sara da me efeguito v
Wm Avrete voi sentito,,.
I Che ìa fenice per nnnovdlarf, f
Sen vada ad abbruciarti? non è vero ;:
Sol dopo alcune droghe trangugiate
Si fa levar ie penne sue invecchiate ,
ìnfomma fe mi avrete
li Grata> riconofeema ,
Figlia, v' infognerò la mia gran feienza.
pf. (Più non so trattenermi, y Ah ! permettete
Che io vi abbracci r e vi baci »
Per quello che ho fentito-; ;
111 QUandò farete voi ringiovinito ?
Alle due della notte
K alia voftra prefenza ;
Pofcia a voi fteiTo il modo infegnar voglia
Tf andarvene inviabile 3
Infomma vederete , Mentirete ,
E, qu'àì9 uom'0 io mi fia , domain faprctev*
Ber cienza , <é per dortriha l
Non la cedo a chi fi fBf*
Poffieìfo la magìa.
So htn vaticinar.
Per tanto a voi predica , * fiti
Ch' un ;- die v i fa I* amico \
■Vi deve corbellar*
Lei f po ter a fra poco a Cl<t.
Chi voi non vi fognate!
Ma non vi* dubitate.*
C*fc^"
& Àwtdtndoji Ji Petronio ih.
SEt OND © . 39
Ctiè il Re <fc?$ gtten6feni0tòv '
Coftui fi può chiamar,
©h ! quello non è niente :
10 fon cosi eccellente ,
Ghei Socrate , e Anaffagora .
Diogene , e Pitta gora ,
Demoitene , e Platone ,
Lucrezio , e Cicerone
Eòtrian da- me imparar . 'gjsfték
S C E. N A VII.
Petronio, e Clarice.
PeL /AH mi pare di si . Tu bada a hai";
\Jf Che dotta ancora pm di tua forell^
Fra poco diverrai ,
E allor molto più cara a me farai ,
Cla. Sotto di un tafc maeftro
Studi erò volentieri anzi in tal modo
Mi piace il fuo infegnare ,
Che feco tutto il giorno io - vorrei ftare* -
Di mia obbedienza in fegno,
Per darvi , o Padre , un pegno ^
Preffb del gran filofofo
11 tempo paiferò ».
Q^eft'alma lieta -, ognora*
Farà con lui dimora :
Le fcienze filofofLhe
Bt*n prefto imparerò •«.. ,
t Col mio Giuliano amato
Mi farà il tempo grato ; . :
Ee fiamma del mio core
Con lui d/viderò . ) parte • <r
Va, va pure da lui . Quella è la voltai
Che dtvifrt la mia cafa
Un'arta di dottrina ;
Ed io mi chu nerp per eccellenza ,
&alfa* paibicia, c intingolo di icienza . ma
A T T »
scena vnr.
Giardino con fedili di erbe. Notte,
e Luna rivendente .
Cajf andrà , ed i filof&fi feritaci di Petronio •
Cas* T * Ora cheta , ed opportuna.
JL^J II bel raggiò della luna ,
Qui m' invita a paleggiar .
Coro Tra il filenzio, e l'aer nero,
deìlifti4~ Più raccolto fta il penlìero ;
denti. Si può meglio meditar •
Cas. Provo in fen certo dsfìo ,
Che capire non pofs* io,
E ci vò filofofar «
Coro Tra il filenzio, ali * aer nero ,
delti Jiu- P^ù raccolto ftà il penfìero ;
denti. Si può meglio jiìeditar. {a)
S C E N A IX.
Petronio , e detti .
Fet. T TI cerco in ogni lato,
V Alfine qui vi trovo •
Hii detto, eh* è arrivato a Cai*
Q \e\ gran portento nuovo ì
lo dico Argatifontida t
Potete ben capir.
uCaJè Sicuro che 1* ho detto .
A ritrovarlo andiamo;*
\Pet. Se q* ì attendete un poco*
E. qua dovrà venir .
E* vecchio di cent' anni t
E' pieno di malanni .
M i i dire e \o\ ftupite:
Ei dee ringiovenir .
Tutti E' q «etto un gran portento!
Oh eh* uomo 1 oh che talento!
E' cola da Uupir i
fa) Siedano fefaratemext* •
SEC ONDO, m
SCENA X
Clarice , e Giuliano col fedito di f noi
Studenti , e
G/«. TH)Er prima prova della *nia fcienza,
X Voglio di turti qui alla prefenza
V antiche fpoglie tofto mutar .
Tutto apprettate voi miei ftudenti
Voi mi ajutate a CU , voi ftate atteriti
E con il cantico che io qui prefentovi
Vogliate T Èrebo tutti invocar (a) .
C^as a7 ^e marav^'ia &rà mai quefta !
Pet. Che fcienza incognita ci è in quefta tetta!
Coro Tutti Tettiamo qui ad offervac.
Giù. Dunque principio
Noi diamo all'opera.
Prima di tutto
Or qui bifogna
Che ognun di voi
Qui fottoferiva ,
Coni' è coftume , % h
Il proprio nome,
E 0 fin dell' opera ,
Io fon ficuro,
Che tutto bene
Riufcirà .
Pa. Bene beniffimo ;
Eccomi qua .
Cla. ( Io tutta tremo : Ja parte a G)uU
Cofa farà! )
Gnu ( Non dubitate ;
Lafciaje far. )
Vi prego in tal momento ,
Per il felice evento ,
Volere còl cantico
(a) Va à etafeuno ma cat^
42 ATTO
QuefFatto accompagnar, (a}*
Coro Sia propizio ter Pluton
Col fi in fiin , e col flon. flon f
E rinovi in lei l'età
Per virtù del Tapatà ,
^ 's a2 Che parole indiavolate f
C/<*. Seguitate : feguitate . fi replica H C'ora*
G'tìt. Tutto quanto è fatto già /
Pet. Che prodigio ! che facto è mai quefto !
Cia.a 3« Stupefatto , a
Cas. Stupefatta, davvero ch 10 reil° ;
Oh che giovane bello e garbato !
Qaafi agli occhi dar fede non sò.
VeU Deh lafciate che almeno vi tocchi . . •
Ciu. òi guardate , fentite . . . toccate . . .
Pet. Ah me mefchino ! cofa mai vedo !; [bf
Cas, Non so capire... che cof& è ftato?
Pet, Ah cara figlia , fon difperato !
Sono tradito . . . fono ingannato . . •
Cotefto è un perfido , un impoftor •
£la, f Io tremo tutta dalla paura !
Non sò , che dire , non sò che fare
Che gran- feonquaffo fuccederà! )
Giù. ( Ali che la cofa è troppo d ira
Potere ufc.re da quefto imbroglio !' )
Pet. Lafcia , eh' io veda cotetìo foglio: (c)
Ciò che vi è fcritto , vogl o offervar.
Cla. ( Ah che già fento che il mio fpirito ,
No , non pia reggere , no , no , non sa , )
Giù*
fa> Dopo che hanno fotti fcritto , Giuliano ripren*
de la Jottof ritta da Petronio , e mentre canta*
no il feguente Coro , ajutato da Clarice , e da
fuoi li uhnti fi fava gli ibi ti da filofofj e ri*
mine nel fuo proprio veftito alla francese •
(b) R.:fìa attonito conofcendola^
£) Cm trasporto di $degm •
S E c o n DO. 4§
u. ( Ah fon contento, che la fcrittura
Da lui èrmata , l'ho qui ficura,
Perciò non temo, ciò che farà. }
\ Io Petronio Sciatica . • . (a)
Mi obbligo, e prometto . . *
Di maritar mia figlia • c •
Cioè Clarice Sciatica • . .
Col Sior Giulian- Tiburls».»
Prefente a' tedìmonj. (b) *
Mi fottofcrivo qua .
11 Sior Giulian Tiburla
Mi ave burlato già .
s. E quel eh' è fcritto , è fcritto p
Nè fi può cancellar.
\té Ah infedeli , crudeli , tiranni ,
Menfogneri , ripieni d* inganni ,
Come un padre ingannare così, ?
ito Che dìfgrasia ! che cafo ! che orrore ì
% ( Più non parlo : fon tutta roflfore- ! )
iu. ( Oh che nozze?5 che pene ! che giorno? )
ts. Son rimarti con rabbia , e con foorno *
Cosi fanno gli amanti oggidì •
la. «Caro Padre, voi dovete
m a Perdonare i noftri errori 9
Se nel feno racchiudete
Un tahtino di pietà .
et. Oh che arte! oh eh* eloquenza !:
Avvilito io fono già .
%s. Ma ci vuole ormai paz enza ,
E laf ciarli alfin fpofar .
et. O per forza , a pet\ amore ,
Devo dire SifHgnore
Via su dunque io lo concedo :
F gli dotti io fol vi chiedo ,
E godete in fanità .
Tuttè
) Le^fe il contratto del Matrimonio hi
)) Con ironia , * rabbia*
T*"'' $e fleto £n»°
Mift, di gioja e penai
Oh che fatai cimento
CU. Dl fmania» e di contento,
Gii** Arane provar mi fa.
2^,. «2 Amor provar ci fa .
FINE.
i